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Biografia

Giancarlo Perazzini è nato nella Repubblica di San Marino il 27 febbraio del 1950, risiede a Bagnone (MS) in Lunigiana dal marzo del 2002.

A soli 17 anni entra nel mondo delle costruzioni, e dopo avere conseguito il diploma, inizia un vero e proprio peregrinare professionale che lo vede per alcuni anni nel profondo sud dell’Italia, poi in Arabia, ed infine, a soli 32 anni, in Cameroun. Gli anni trascorsi in Africa nera si riveleranno come i più importanti nel processo di maturazione della sua personalità.

Obbligato a rientrare in Patria per ragioni di salute, con il passare degli anni Perazzini si rende conto sempre più che una parte del suo cuore e della sua anima è rimasta laggiù, colpita essa stessa da una malattia incurabile: il mal d’Africa.

Divenuto dirigente a soli quarant’anni, guida un’impresa di costruzioni tra le più importanti d’Italia.

E’ titolare d’importanti brevetti che trovano applicazione nel campo delle costruzioni e delle manutenzioni autostradali.

E’ sposato e padre di cinque figli.

-Nel 2007 ha pubblicato la sua prima opera narrativa Jan – Mal d’Africa Ricordi di una parentesi africana 1982-1985; prefazione di Stefano Zurlo.

Con questo libro ha vinto il 2° premio al concorso letterario internazionale IDA BARUZZI BERTOZZI, edizione 2010.

-Nel 2008 il suo primo giallo, Intrighi e delitti sull’isola, presentato in anteprima in occasione del Bancarella 2008 e prima avventura dell’investigatore Marco Antonio Guerrieri. Entrambi i romanzi sono editi da Pilgrim Edizioni.

-Nel 2009 pubblica Il mistero del castello (Gruppo Albatros – Il Filo) con la prefazione di Sandro Bondi, è la seconda avventura dell’investigatore Guerrieri, presentato ancora in anteprima in apertura del Premio Bancarella 2009.

-Nel 2009 pubblica anche Jan – Mal d’Africa FRAMMENTI (Pilgrim Edizioni), ancora con la prefazione di Stefano Zurlo, può essere considerato il completamento del volume pubblicato nel 2007.

Con questo libro ha ricevuto la Menzione di merito al concorso letterario INSIEME NEL MONDO, edizione 2010.

-Nel 2010 ha pubblicato il suo primo saggio dal titolo “Uomini o bestie? la casta siamo noi”(Pilgrim Edizioni), prefazione di Giuseppe Benelli, presentato ancora una volta in anteprima in apertura del Premio Bancarella.

-Nel 2011 ha pubblicato “Sei numeri per l’inferno” – Pilgrim Edizioni, presentato ancora in anteprima nel corso delle manifestazioni del Bancarella 2011.

-Nel 2012 ha pubblicato il suo secondo saggio dal titolo “Omicidio dell’anima” (Il Ciliegio Edizioni);-

-Nel 2013 ha pubblicato “Ricetta mortale” (Il Ciliegio Edizioni), un triller con implicazioni culinarie ambientato in parte a Racconigi ed in parte in Africa equatoriale.

-Nel 2014 ha pubblicato il romanzo giallo “Le tre porte-il segreto della Gioconda” (Il Ciliegio Edizioni).

-Nel dicembre 2011 con l’inedito “Ricetta mortale” ha vinto il 1° premio del Concorso Letterario Nazionale Città di Fucecchio edizione 2011 e ancora il 1° premio del concorso letterario Quarta di Copertina(FI).

-Il giorno 11/05/2014 il Centro Culturale il Porticciolo e la Giuria del Concorso di Letteratura “Città di Pontremoli” gli hanno assegnato un Premio alla cultura(per la sua sensibilità verso ogni attività culturale).

-Vincitore del Premio della critica al concorso letterario internazionale Montefiore 2014 con l’opera “Le tre porte-il segreto della Gioconda”.

-Dal 2015 è Presidente della Associazione per l’eliminazione della violenza di genere “NoVuol Dire No Onlus;

-Dal 2015 è Presidente della Associazione Pane Quotidiano Onlus che si occupa delle famiglie più indigenti residenti sul territorio della Lunigiana.

www.giancarloperazzini.it

www.novuoldireno.it

giancarloperazzini@libero.it

Aggiornato Dicembre 2015

 

3 Comments

  1. liana says:

    Giancarlo Perazzini…. uno scrittore contemporaneo definizione giusta,
    Lo scorrere veloce delle pagine
    per ogni libro che scrive…

  2. Rina Gambini says:

    GIANCARLO PERAZZINI

    Giancarlo Perazzini viene definito un “giallista” per la sua scelta, almeno per ciò che riguarda gli ultimi romanzi, di cimentarsi con questo genere narrativo.
    A mio parere, la scelta di Giancarlo ha un carattere puramente funzionale: nel genere che popolarmente definiamo “giallo” confluiscono, infatti, componenti formali e di contenuti che consentono di affrontare temi tra i più vari e profondi, senza rischiare di cadere nella noia. E consente di operare, a livello narrativo, una sintesi che, congeniale al carattere dello scrittore, ben si attiene al genere di questi romanzi. Sintesi che rifugge dagli eccessi descrittivi e dagli orpelli letterari per andare, per linee rette, al nocciolo del problema, anche quando si rimescolano, come si suol dire, le carte per dare suspance.
    In realtà, e forse è proprio questo il problema da affrontare, nel romanzo poliziesco è contenuta quell’antitesi tra bene e male che è propria dell’esistenza umana e che meglio si raffigura in situazioni estreme. Antitesi che negli altri generi narrativi viene sfumata dal preponderare ora della psicologia del protagonista, ora dalla memoria personale o collettiva, ora dall’analisi storica, e via dicendo.
    Nel romanzo “giallo” è l’episodio eclatante, quello che dà origine all’indagine, ad essere il simbolo del male, sebbene poi questo compaia a più riprese e in molti altri aspetti della vicenda, mentre colui che indaga ostinatamente, talvolta pericolosamente, incarna quell’anelito al bene che permane nell’individuo e nella società.
    Sicuramente Giancarlo Perazzini sta dalla parte di colui che indaga, cioè del bene. Da scrittore abile, però, non lo svela se non indirettamente, facendo agire il suo protagonista come uno specchio di se stesso. Un investigatore particolare, il suo, che non cerca la fama o la compiacenza degli altri, ma si chiude in se stesso e riflette, non soltanto sul caso in questione, più spesso sulla vita, sulle vicende del passato, sui legami inapparenti che uniscono gli eventi malgrado la lontananza nel tempo e nello spazio. Passato, presente e futuro si integrano e si sostengono, fino a svelare la vicenda, a dare un senso alle cose accadute, a ragionare sulla logica dei fatti, e soprattutto delle persone.
    Perché, a ben vedere, all’autore i fatti interessano marginalmente, sono il pretesto, il contenitore in cui porre le persone, che occupano il centro del suo narrare e la pienezza della sua concezione esistenziale.
    Possiamo definire, dunque, un “giallista”, questo autore così impegnato nel mondo odierno da dare voce ai tanti mondi che incontra?
    Personalmente ritengo che Giancarlo Perazzini, che non si definisce “scrittore” in quanto a professione, ma che certamente è scrittore in quanto a vocazione, sia un narratore a tutto tondo, uno che sa ascoltare il mondo che lo circonda, dovunque si trovi, e lo sa raccontare, con quel misto di “vero storico” e di “vero poetico”, tanto per citare il padre del romanzo storico, il Manzoni, che connota appunto l’autentico narratore.
    Ce lo dimostrano alcuni suoi libri, che se non hanno avuto la stessa rispondenza di pubblico dei “gialli” (destino della produzione narrativa odierna!) si pongono come pietre miliari della sua produzione. Primo fra tutti, a mio parere, “Omicidio dell’anima”.
    Il racconto di una vicenda vissuta non è di per sé originale, come non è nuova la denuncia della condizione femminile nel nostro paese, in particolare nelle zone del Sud. Ciò che rende particolare il romanzo è, invece, il fatto che lo scrittore si cali con così profonda comprensione dell’animo di una fanciulla, e poi di una donna, in una figura femminile, quindi, da riuscire a narrarne in prima persona l’intera vita, scavando nel profondo di un cuore “ucciso” in giovane età da pregiudizi, maschilismi e malvagità.
    La storia di Sara diventa l’emblema della sofferenza e della forza della donna, della prevaricazione dell’uomo, del sentimento del dovere e della dignità di una persona umiliata che non si arrende.
    E Giancarlo Perazzini racconta tutto questo con sensibilità e grazia, con un discorso agile e crudo, che sa emozionare senza concedere nulla al patetico, che sa far pensare senza commenti che inducano il lettore a seguire ciò che lui stesso pensa. Insomma, sa offrire valori che la società consumistica, che corre troppo in fretta, va disperdendo: la solidarietà, la comprensione, la rettitudine, l’amore per gli altri.
    Un’ultima annotazione: a “Omicidio dell’anima” fa da introduzione una nota veemente di Irene Pivetti, che con stile limpido e senza mezzi termini, denuncia la condizione femminile come un giogo a cui non si vuole mettere fine.
    Se, pertanto, questo romanzo è assolutamente da leggere e da meditare, si deve altresì porre attenzione all’intera produzione di Giancarlo Perazzini considerandola un messaggio etico e una denuncia sociale qualsiasi sia l’orientamento narrativo e il genere scelto nel momento in cui l’ispirazione gli impone prepotentemente di scrivere. Dietro la storia c’è sempre e solo lui, un uomo concreto, esperto, sensibile e ricco di umanità.

    Rina Gambini

  3. Giancarlo Perazzini riesce con un linguaggio comprensibile a tutti a narrare condividendo l emozione e catturando l attenzione del lettore con una elegante stupefacente semplicità, difficile caratteristica da riscontrare negli scrittori odierni, mai indugia nel contempo ad intavolare problemi e situazioni. Veri e propri pesi per la nostra società, li affronta sviscerandoli indirettamente con tono sottolineante e mai volgare. È un narratore,giallista impegnato nel sociale, descrivente la realtà in religioso rispetto per le vittime, sempre attento al particolare e fiducioso nell’ impegno comune della gente. UNO SCRITTORE A CUI VANNO I MIEI COMPLIMENTI E STIMA

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